Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 6 Luglio 2019

Cari figlioletti miei, amati da Dio, anche oggi, vengo in mezzo a voi per donarvi tutto l’amore del Padre.

Io vi parlo da Mamma e una madre consola sempre i suoi figli.

Figlioli miei, rendete grazie a mio Figlio Gesù per tutto ciò che vi dona e perché vi dà la grazia di farmi stare in mezzo a voi, affinchè voi impariate ad ascoltare i messaggi che vi vengono dati.

Occorre figlioli miei essere veri apostoli del suo amore, ma se voi non imparate ad accogliere la sua parola, che è vita e verità, non potrete comprendere il suo amore. Per questo vengo, per guidarvi verso il sentiero che mio Figlio ha tracciato per voi, affinchè voi diventiate dei veri evangelizzatori della sua parola. Annunciate, figlioli miei, la buona novella a tutti e non abbiate paura di testimoniare il suo amore, perché attraverso l’invocazione dello Spirito Santo voi siete i suoi apostoli.

Pregate, pregate, pregate, perché solo con la preghiera sarete capaci di allontanare tutto ciò che vi divide da mio Figlio.

Figlioli miei, guardo ciascuno di voi e vedo tutto il vostro dolore e smarrimento, sono vicino ad ognuno di voi e invoco su di voi la benedizione di mio Figlio, affinché voi siate capaci di offrire tutto ciò che oggi non comprendete su questa terra.

Per questo dico a voi, non lasciatevi ingannare dalle cose del mondo, ma vi esorto a vivere per le cose del cielo, dove nessuno può togliervi la speranza dell’eternità.

Vi esorto ad amarvi gli uni gli altri, perché attraverso il vostro amore sarete testimoni del suo amore.

Figlioli miei, vi invito a riconciliarvi con Dio e a perdonarvi, per sentire nel vostro cuore quell’amore che molti di voi hanno gustato.

Pregate, affinchè satana non vi inganni con le sue seduzioni, lasciandovi credere che voi non siete più amati. Ritornate dai vostri pastori per essere perdonati e amati.

Pregate, pregate, pregate. Vi benedico tutti.

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Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 1 Giugno 2019

Cari figli miei, anche oggi sono in mezzo a voi con la mia venuta per elargire tante grazie.

Figlioli miei, le grazie si possono ottenere solo avendo un cuore aperto e fiducioso di speranza. Quanti di voi hanno bisogno di grazie ed io, che sono la madre che vi vuole donare grazie, chiedo a voi figli miei di camminare insieme a mio figlio Gesù affinché si possano realizzare i piani che Dio ha per ciascuno di voi.

Oh figli miei cari, se non cominciate a percorrere le orme che Dio ha tracciato, voi non potete scoprire tutti i doni che Lui vi vuole concedere.

È tempo di dire il vostro sì, perché sono molti coloro che non riescono a fare un cammino di conversione, a digiunare e a pregare. Ma se non pregate non si può ottenere la pace. La pace viene se voi mi donate il vostro cuore e solo lì incomincerete a gustare il suo amore.

Desidero, figli miei, che voi mi aiutate a distribuire le grazie attraverso le vostre preghiere. Così voi potete essere miei discepoli. Gesù vi attende con la sua mano tesa ed io, come una madre, vi conduco a lui, verso lo sposo.

Abbiate fiducia, figli miei, di questo tempo di grazia che Dio mi concede per stare più a lungo con voi per aiutarvi.

Figlioli miei non siete soli, ma ogni volta che voi aprite il cuore, io sono con voi per consolarvi ed amarvi.

Pregate, pregate, pregate, voi che avete questo dono vi chiedo di essere dono di pace e testimoni di queste meraviglie che sto compiendo in mezzo a voi.

Pregate per i pastori, pregate per il santo padre che ha molto bisogno delle vostre preghiere.

Vi ringrazio che avete risposto alla mia chiamata.

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Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 4 Maggio 2019

Cari figli miei anche oggi vi invito a stare faccia a faccia davanti a mio figlio Gesù e non abbiate paura a vivere totalmente l’Amore che Lui vi vuole donare.

Con tutta la sua tenerezza d’Amore Lui purifica i vostri cuori per rendervi testimoni del suo Amore.

Apritegli il cuore, perché senza il vostro sì Lui non può operare in voi. E voi figlioli che avete il cuore ferito, non riuscite a perdonare.

Oggi più che mai ho bisogno di veri apostoli, che testimoniano le meraviglie che sta compiendo attraverso la mia venuta, e voi figlioli cari che avete ricevuto questa chiamata vi invito ad essere testimoni di quello che Dio sta compiendo in voi, attraverso i segni che ogni giorno ricevete.

Figlio mio guarda quanti cuori sono qui e hanno bisogno di essere amati e consolati, e tu figlio mio sii la gioia e la pace che il cielo ti dona, perché attraverso di te loro possono ricevere quella pace e quella serenità del cielo.

Figli miei, pregate, pregate, pregate, per avere la grazia della gioia.

Perché attraverso le Sacre Scritture che vengono proclamate ogni giorno, voi impariate a vivere la sua Parola.

Perché attraverso di Lui, Lui cambia i vostri cuori.

Sono con voi e vicino a voi. Alzo gli occhi verso il cielo, affinché lo Spirito Consolatore possa guidarvi e benedirvi.

Figlioli miei, non perdete la strada che Dio ha tracciato per voi. Io vi amo e desidero portare tutti a mio figlio Gesù.

Vivete per l’eternità e vivete per le cose del cielo, tutto il resto vi sarà donato.

Pregate per i pastori e per il santo padre.

Vi benedico con la mia materna benedizione e vi ringrazio che avete risposto alla mia chiamata.

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Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 6 Aprile 2019

Cari figli, benedetti dal Cielo, vi esorto a vivere di più la Parola di mio figlio Gesù.

Figlioli miei, sono molti coloro che non hanno ancora messo ordine nella propria vita. Dico a voi figli miei che da tempo busso ai vostri cuori, affinché voi passiate aprirli totalmente alla grazia.

Figlioli miei, dico a voi che da tempo conoscete questa mia venuta, desidero che diventiate i miei apostoli e, attraverso la vostra perseveranza, diventare il vangelo vivente, affinché possiate essere dono per coloro che sono lontani dalla Parola di Dio, ma se non iniziate dalle vostre famiglie a pregare, voi non potrete essere testimoni del vangelo

Dico a voi che avete il desiderio di incontrare il Re della pace, iniziate a percorrere le vie che Dio ha tracciato per voi. Per questo sono in mezzo a voi, per aiutarvi a percorrere ogni giorno i sentieri di Dio, donandovi i miei messaggi affinché voi figlioletti miei non vi sentiate soli durante il vostro cammino. Perché non siete soli, io sono accanto a ciascuno di voi donandovi la mia mano tesa, in attesa che voi la prendiate.

Il mio cuore si rallegra quando voi pregate insieme. Quando voi pregate insieme siete come gli angeli. Vi prego figlioli miei pregate, pregate, affinchè, con la vostra preghiera, non vi lasciate appassire.

Per questo vi chiedo di pregare, perché attraverso i vostri cenacoli di preghiera, voi vi riempite di Spirito Santo ed è lì che la grazia scende su di voi, per guarire le vostre ferite.

Dico a voi prescelti, siate perseveranti e non abbiate paura di dire il vostro Sì. Siete stati chiamati a testimoniare questi tempi di grazia anche sapendo che ci saranno tribolazioni e sofferenze. Sappiate che è stato perseguitato mio figlio e anche voi sarete perseguitati a causa del suo amore.

Per questo vi esorto a rimanere ogni giorno uniti alla chiesa, camminando insieme ai pastori, aiutandovi gli uni con gli altri.

Pregate, pregate, pregate. Vi ringrazio di aver risposto alla mia chiamata.

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Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 2 Marzo 2019

Cari figli miei, come vostra Madre vengo in mezzo a voi per portare la buona novella.

Figlioli miei è da tempo che vi dono i miei messaggi affinché voi possiate comprenderli e attuarli. Vengo a portarvi tutto ciò che mio figlio ha portato venendo sulla terra come uomo. Ha patito come voi, ha sofferto come voi. Oggi più che mai avete bisogno del Consolatore e Lui manda me affinché impariate a innamorarvi della sua Parola.

Vivete figli miei questi tempi di grazia. La grazia in questo momento sta vivendo in voi, voi che in questo tempo siete stati chiamati, occorre che cambiate vita. Figlioli occorre decidersi per essere miei apostoli, ma se non vivete nel suo amore e non vi liberate dal vostro peccato, Dio non può abitare in voi.

Lui è misericordia, perdona e ti dice: Va e non peccare più. Dico a voi, non rimanete schiavi del peccato e quanti di voi si giustificano dicendo: Dio tutto perdona.

Vi esorto figlioli a non cadere nelle mani del maligno, perché sono molti coloro che vivono come se non avessero mai conosciuto la Parola. Figlioli miei, vi sono stati donati i comandamenti che sono stati scritti affinché voi li mettiate in pratica.

Dico a voi che volete percorrere le orme di mio figlio, occorre decidersi per essere testimoni di quello che Dio fa in voi.

Quando dovevo diventare Sposa, Dio non mi ha lasciata da sola, ma avevo Giuseppe ad accompagnarmi in questo mistero tanto sconosciuto a noi. Dovevamo fidarci di questo mistero e la Grazia era sopra di noi, che agiva in noi.

Dico a voi, non siete soli, voi avete già la conoscenza di tutto il vissuto della venuta di Gesù sulla terra, che ancora oggi Lui vive in mezzo a voi e sta in mezzo a voi.

Occorre ascoltare, occorre comprendere e vivere, cosi voi vi trasformerete a vita nuova.

Non affannatevi a comprendere tutto. Io vi esorto a pregare lo Spirito Santo affinché agisca in voi e non sarete delusi.

Sono con voi in questi tempi in cui più che mai cercano di portarvi via la speranza, ma io vi dico beati coloro che si donano nel silenzio e nel profondo del loro cuore contemplano Dio e non coloro che dicono “Signore, Signore”.

Imparate tutto ciò che vi viene dalle sacre scritture dove tutto è scritto. Sono una madre che consola i suoi figli e vengo sulla terra affinché, con la mia venuta, voi possiate sentire tutto il mio amore.

Solo così sentirete di essere creature nuove mettendo in pratica tutti i miei messaggi e sarete testimoni della verità.

Dico a voi figlioli miei, ho bisogno di voi, affinchè siate testimoni del vangelo, chiedo a voi figlioli miei di essere portatori di anime attraverso il vostro amore, affinché si realizzino i piani che Dio ha per ciascuno di voi.

Pregate, pregate, pregate, affinché io posso agire in voi. Vi ringrazio di aver risposto alla mia chiamata.

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Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 2 Febbraio 2019

Figlioli miei, benedetti dal Padre, vi esorto a vivere la Parola di Dio, che vi viene donata attraverso di me.

Abbiate fiducia di accogliere nel vostro cuore il Re della pace. Io vi porto la Parola, che è Parola di vita eterna, e se voi l’accogliete vivrete per l’eternità.

Quanti di voi hanno gustato il suo amore e la sua tenerezza? Dico a voi, figlioli miei, che cercate la pace, non lasciate la preghiera quotidiana. Senza la preghiera e senza l’ascolto della Parola di Dio non potete ottenere la pace del cuore. Occorre essere veri apostoli per essere luce del mondo, ma se non imparate da Lui, non potete essere portatori di pace.

Voi figlioli miei, non sentitevi scoraggiati di non essere profeti nelle vostre famiglie, ma siate perseveranti. Io come madre, portavo nel grembo il dono dell’umanità, che era la luce e il verbo che si faceva carne. E voi che avete la grazia di riceverlo nel vostro cuore, vi esorto a custodirlo facendolo crescere dentro di voi, dicendo il vostro sì.

Pregate figlioli miei, affinché lo sguardo rimanga fisso sulla Croce e lo Spirito Consolatore vi liberi da tutto ciò che vi allontana da Dio.

E voi figlioli miei che avete il desiderio di donare il vostro cuore a Dio, sappiate che non siete soli, anche se questi tempi sono pieni di tribolazioni e di prove. Per questo vi esorto ad aiutarvi gli uni con gli altri, offrendo preghiere e digiuni. Vengo in questo luogo come Madre della Consolazione.

Cari figli, testimoniate i miei messaggi a coloro che non hanno ancora ricevuto questa grazia, affinché con i vostri cenacoli, voi diventiate i miei apostoli.

Dico a voi, figlioli miei, che siete stati chiamati, innamoratevi sempre di più di questa grazia che Dio vi sta donando. E voi che mi seguite da tempo, testimoniate le meraviglie che Dio sta facendo su di voi, affinchè, con il vostro esempio, siate luce. Vi ringrazio che avete risposto alla mia chiamata.

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Messaggio per l’umanità dato dalla Madonna a Lello, 5 Gennaio 2019

Cari figlioli miei, anche oggi mio figlio Gesù mi manda in mezzo a voi, affinché voi, figlioli miei, non perdiate la speranza.

Oggi, più che mai, mio figlio mi dà la grazia di stare in mezzo a voi affinché, con la mia venuta, io possa guidarvi e indicarvi la strada di luce che vi porta a mio figlio Gesù.

Figlioli miei, è da tempo che sono in mezzo a voi per aprire i vostri cuori, affinché voi, figlioli miei, impariate ad accoglierlo. Solo così figlioli miei potrete trovare la pace nei vostri cuori.

Vi esorto figlioli miei, a decidervi con perseveranza ad accogliere sempre di più la Parola di Dio che ogni giorno vi viene donata.

Figlioli miei, se in voi non nasce il desiderio di accoglierla, voi non potete scoprire e gustare il suo amore e la sua tenerezza. Gustatelo, figlioli miei e vedrete quanto è grande la sua misericordia.

Dico a voi figlioli miei, che cercate e desiderate la pace, la pace si può ottenere quando in voi c’è un cuore pieno di amore.

Ed io che da tempo vengo a prendermi i vostri cuori che sono pieni di sofferenza e di dolore, non abbiate paura di donarmeli, io come Madre vengo a guarirli da ogni malattia spirituale, affinché voi vi convertiate e si accenda la fiamma del vostro cuore.

Pregate figlioli miei, pregate, pregate affinché voi diventiate i veri apostoli, sono molti che non vivono una vita ordinata come se non avessero mai conosciuto l’amore di Dio.

E voi che conoscete l’amore di Dio, vi esorto a non scandalizzare i vostri figli, ma ritornare a pregare e digiunare nelle vostre famiglie, affinché essi possano accogliere il suo amore. Fisso lo sguardo su ciascuno di voi e tocco il vostro cuore. Vi benedico tutti.

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Come tutto ebbe inizio

Mi chiamo Ferrara Raffaele, detto “Lello”.
Sono nato a Grumo Nevano (NA) il 07/05/1966 e vengo da una famiglia molto numerosa, composta da 11 fratelli; io sono il nono.
Sono nato di 7 mesi; a 4 anni non parlavo o meglio non riuscivo a pronunciare chiaramente le parole, non componevo frasi di senso compiuto e non camminavo, dando così ovvi problemi di gestione a chi mi accudiva.
I miei genitori lavoravano a Frosinone e tornavano a casa ogni 15 giorni circa, in base alle possibilità e alle necessità varie, così il compito di accudire e gestire la famiglia era di mia sorella maggiore. Nelle sue mansioni era compreso anche l’accompagnarmi a scuola, ma siccome a me non andava proprio di andarci,  trovavo sempre il modo di marinarla, creando così gravi scontri con i miei genitori dovuti proprio alla mia ostinazione di non frequenza della scuola.
A causa delle mie varie e meritate bocciature,  i miei genitori, presi dalla disperazione, decisero di portarmi a Ururi, in provincia di Campobasso, da mio zio, fratello di mio padre, per farmi cambiare vita, per essere seguito da nuove persone e per farmi frequentare nuovi ambienti.
Ma anche questo fu un fallimento, perché non si ebbero i risultati sperati; cosi me ne tornai a Napoli e decisi di andare a lavorare.
Da come si può capire, la mia adolescenza fu abbastanza turbolenta.
Avevo ormai 19 anni ed ero fidanzato, come tanti miei coetanei.
Ero cattolico ma non praticante, a differenza di una mia zia, la quale, molto devota e praticante, organizzava spesso pellegrinaggi a “Oliveto Citra“, un paesino di montagna in provincia di Salerno, dove vi erano i resti di un castello abbandonato presso il quale si verificavano le apparizioni della Vergine Maria.
Un giorno, mentre andavo dalla mia fidanzata, incontrai mia zia e mi soffermai a parlare con lei. Tra una parola e un’altra, mi invitò ad uno dei suoi pellegrinaggi ad Oliveto Citra.
Io, con grande stupore per l’invito, chiaramente rifiutai, ma lei era insistente.
Allora incuriosito da questa insistenza, le avevo promesso che un giorno ci sarei andato, ma alla condizione di non farmi né entrare in Chiesa e né pregare, anche perché non sapevo nessuna preghiera, nemmeno l’Ave Maria. Così mia zia mi rassicurò dicendomi che se non volevo non era obbligato ad entrare in Chiesa e che potevo rimanere davanti al cancello o starmene magari in giro per il paese.
Era il giorno 8 Dicembre 1985 che mia zia organizzava il pellegrinaggio ad Oliveto Citra ed io, come avevo promesso, ci dovevo andare. Speravo che con me fosse venuta anche la mia fidanzata, ma lei non ne voleva sapere, cosi ci dovetti andare da solo, per far contenta mia zia.
Durante il viaggio, dentro il  pullman, si recitava il santo rosario ed io già mi sentivo a disagio e mi stavo pentendo della mia decisione.
Arrivati sul luogo, c’erano tantissime persone che pregavano e si mettevano in fila, su di una scalinata, per arrivare davanti a un vecchio cancello che era l’ingresso di un castello.
Anch’io, preso dalla curiosità, mi misi in fila: volevo vedere cosa c’era mai davanti o dietro a questo cancello.
Ma, una volta lì davanti, non vidi nulla di particolare, così me ne andai.
Nello scendere la scalinata, che finisce nella piazzetta antistante al castello, alzai gli occhi verso il cancello e fissandolo sentii dentro di me il cuore che mi andava a mille, mi batteva forte, forte.
Stupito da questo avvenimento, mi chiesi cosa mi stesse accadendo, pensavo che forse era l’atmosfera di quel posto, ma, insomma, non riuscivo a darmi una spiegazione.
All’improvviso, mentre guardavo il cancello, vidi una grande luce bianca con dentro l’immagine di una croce.
Poi questa immagine si aprì ed intravidi la sagoma di una donna con le mani aperte, in segno di abbraccio, poi le congiunse e con il volto guardava a destra e a sinistra.
Rimasi sbalordito, non mi rendevo conto di cosa mi stesse accadendo.
Subito scappai in lacrime dal punto in cui mi trovavo, volevo stare lontano dalla folla. Piangevo e non volevo parlare con nessuno, però sentivo dentro di me una grande pace.
Ad un certo punto vidi arrivare mia zia preoccupata che mi chiedeva cosa mi fosse successo, ma io non volevo raccontarle dell’accaduto, perchè avevo paura che poi lo avrebbe raccontato in giro.
Lei, invece, mi tranquillizzò dicendomi di non preoccuparmi e che sarebbe rimasto un segreto tra noi e così le raccontai tutto ciò che mi era accaduto.
Trascorsi il resto della serata in silenzio e poi finalmente tornammo a casa.
Da quel momento, però, il desiderio di ritornare in quel posto era grande dentro di me.
Dopo qualche giorno rividi mia zia e le chiesi quando avrebbe organizzato un altro pellegrinaggio per Oliveto Citra e lei mi rispose che un altro gruppo sarebbe partito il lunedì successivo; così ho subito approfittato aggregandomi a loro.
Partito per il mio secondo pellegrinaggio, mi recai davanti al cancello, ma questa volta non vidi nulla di particolare; però dentro di me c’era sempre una grande pace e quando andai via da Oliveto Citra, mi ripromisi di ritornare.
Era il 30 Gennaio 1986 quando ritornai per la terza volta al castello e c’era tantissima gente, come sempre. Mi misi in fila per arrivare al cancello e mentre salivo le scale, cercavo di pregare dicendo “Ave Maria, Santa Maria” poiché non sapevo recitarla per intero.
Mentre pregavo e salivo, all’improvviso, di tutto ciò che mi circondava, non vidi più niente.
C’era solo una grande luce che diventava sempre più forte e che si apriva; in questa luce vidi una bellissima donna, la vedevo limpidamente, era vestita con un manto celeste, una cintura dorata ed era appoggiata sopra una nuvola, con un bambino tra le braccia e mi disse:
“Non aver paura, sono la Madre del cielo. Amati, amati e non aver paura, figlio mio. Incomincia ad andare a Messa. Prega, prega.”
Poi si chinò sulla mia fronte baciandola ed io svenni.
Stesso lì, nella piazzetta adiacente il castello, c’era la sede del comitato “Regina del castello”, dove mi trasportarono per assistermi.
Quando mi ripresi, ero circondato dalle persone che mi avevano soccorso, le quali mi chiedevano che cosa mi fosse accaduto; ma io non facevo altro che chiedere dove fosse la Signora che mi aveva baciato la fronte.
Loro non capivano a cosa io mi riferissi, però sentivano provenire dalla mia fronte un grande profumo che invadeva tutta la stanza.
Tra i soccorritori e le persone che erano lì per assistermi c’era anche Don Mario Baraglini e la sua segretari Anna Ghibellini, che si trovavano lì ad Oliveto Citra come pellegrini. (altro…)

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Seguendo Maria

Dopo questo episodio, tornato a casa, la mia vita cambiava radicalmente e rapidamente, senza che io me ne accorgessi. Ero rapito dalla bellezza che mi stava avvolgendo ed ero attratto sempre più da quel mondo spirituale,  per me sconosciuto fino ad allora, che dalle cose materiali; infatti i miei amici notavano in me un grande cambiamento, ma io non sapevo spiegare loro cosa mi stesse accadendo, nonostante ci avessi provato diverse volte. Questo mio cambiamento aveva suscitato in loro molta curiosità, infatti alcuni di essi mi hanno seguito in questa nuova avventura. Un giorno poi, mentre ero in  preghiera con la mia famiglia, mi apparve la Madonna dicendomi “non aver paura figlio mio, perché oggi ti affido ad un padre spirituale, dal quale sarai guidato” ed io le chiesi “chi è?” e lei mi rispose “don Vincenzo Cuomo” ed io replicai che non lo conoscevo e lei mi rassicurò dicendo “non ti preoccupare figlio mio, lo troverai e gli porterai questo messaggio e lui capirà” e mi diede un messaggio privato per lui. Andai così alla mia parrocchia per chiedere informazioni su questo sacerdote. Così, con l’aiuto di mia zia e di alcune sue conoscenze parrocchiali, riuscimmo a rintracciare padre Cuomo, col quale mi incontrai presso la sua parrocchia che era distante circa 20 km da casa mia, in compagnia di mia zia e mia madre, le quali mi sono sempre state vicine dall’inizio di questa mia avventura. Durante il tragitto cresceva in me un grande timore per questo incontro e mia zia, come suo solito, mi tranquillizzava dicendomi “se è la Madonna che ti manda, non devi aver paura”. Arrivati sul posto, fu dapprima mia zia a incontrare il sacerdote, anticipandogli che gli avrei dovuto parlare; così lui volle vedermi in privato, lasciando in preghiera mia madre e mia zia. Padre Cuomo notò subito in me tanta paura e cercò di tranquillizzarmi invitandomi a parlare ed io dissi “padre non so se mi credete, ma ho un messaggio per voi dalla Madonna” e lui sgranò gli occhi e mi fissò sorpreso. Allora io dissi “il giorno 26 di questo mese accadrà una cosa per la quale voi tanto pregate” lui mi poggiò la mano sulla spalla e disse “vacci piano con queste cose, resta in silenzio e  dall’albero si riconosceranno i frutti. Ci rivedremo allora il giorno 26”. Il giorno 26,  ritornai da lui come mi aveva chiesto, sempre accompagnato da mia madre e mia zia. Quando entrai in chiesa, lui, gioioso, subito venne verso di me, mi prese per mano e mi portò in sacrestia e lì mi disse “oggi è successa una grande cosa; è avvenuta, dopo tanto tempo, una guarigione per la quale io ho tanto pregato. Una suora che non si alzava dal letto da tanto tempo è venuta a prendere l’Eucaristia con  le sue gambe” poi mi chiese silenzio e obbedienza, per capire da dove venissero quei segni. Da allora divenne la mia guida spirituale. (altro…)

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La nascita del Primo Cenacolo

Nonostante la riservatezza che mi aveva chiesto padre Cuomo, la notizia di ciò che stavo vivendo era ormai trapelata. Infatti una sera del mese di Giugno del 1986, mentre passeggiavo per le vie del paese, mi fermarono quattro conoscenti compaesani (Salvatore Chiatto, Rosario Cristiano, Rosario Conte, Antonio Del Prete) che mi chiedevano informazioni su quello che mi stava accadendo. Nel raccontare la mia esperienza, espressi loro anche il desiderio di formare un gruppo di preghiera e così fu. Ci incontravamo settimanalmente a casa di mia zia per recitare il santo rosario e col tempo il gruppo cresceva sempre di più, trovandoci però con notevoli disagi di spazio e infatti dopo circa due anni, in un’apparizione, la Madonna ci chiese di andare a pregare nella casa del Signore. Visto che il mio parroco, don Mimmo De Rosa, già conosceva la mia storia, perché io e la mia famiglia eravamo diventati ormai parrocchiani sempre presenti alle varie celebrazioni, gli chiesi se era possibile far riunire il nostro gruppo di preghiera proprio lì, nella mia parrocchia. Lui accolse con gioia questa proposta, mettendosi anche a disposizione per la guida spirituale del gruppo stesso e, col tempo, divenendo anche la mia guida spirituale. (altro…)

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Roma, “I fratelli della parola”

Un giorno del 1988, io ed un amico, ci recammo ad Oliveto Citra per vivere un nostro momento di preghiera. Qui partecipammo alla santa messa presieduta da un sacerdote missionario la cui omelia mi è piaciuta particolarmente; decisi allora che dovevo conoscerlo, così, al termine della messa, mi presentai e, come se fosse già tutto predefinito, la sera stessa ci ritrovammo a casa sua a condividere le nostre esperienze. Dopo un po’ di tempo, venne a casa mia a celebrare una messa in presenza della mia numerosa famiglia, creando così tra noi un rapporto di amicizia più forte e facendo crescere sempre più in me il desiderio di capire cosa Dio volesse da me. Un giorno, tornando ad Oliveto Citra, partecipai ad una delle tante messe nella cappella della casa di questo missionario e ci fu un passo del vangelo che diceva “lasciate che i morti seppelliscano i propri morti” che mi colpì particolarmente ma non mi era chiaro, così alla fine della messa chiesi a lui di spiegarmelo e fu per me la risposta alla mia richiesta e decisi di rimanere lì con lui, chiedendogli solo la possibilità di avvisare la mia famiglia che io non sarei tornato più a casa e per i miei non è stato facile accettare questa mia decisione. In questa casa vivevo con altri ragazzi e la nostra giornata si svolgeva nella preghiera e nel servizio alla parrocchia. Il sacerdote che mi stava ospitando, voleva che io facessi discernimento della mia vita spirituale, attenendomi alle regole di quella piccola realtà comunitaria, vivendo la mia esperienza con Maria nel silenzio, ma condividendo con tutti loro il momento dell’ultima preghiera della giornata in compagnia della Madonna. Dopo pochi mesi, questo missionario ci comunicò che ci saremmo dovuti trasferire presso la comunità “fratelli della Parola” ad Acilia – Roma- perché doveva incontrarsi con madre Teresa. Io non capivo di chi stesse parlando, perché mai avevo sentito di lei, così questo sacerdote, stupito della mia ignara conoscenza, mi raccontò un po’ di questa suora e delle sue opere. Prima di partire per Roma, ne parlai con la mia famiglia che reagì con grande meraviglia alla notizia; capii allora la grandezza di questa donna. Arrivò il giorno della partenza, ero curioso di incontrare questa famigerata suora di cui tanto mi hanno parlato.

Era il 10 Ottobre 1988 che, in una delle comunità di madre Teresa, avvenne  questo incontro; per me è stato un impatto molto forte, ricco di umiltà e semplicità estrema, vedendo questa donna così minuta ma piena di amore coinvolgente. Ci ha benedetti uno ad uno, abbiamo pregato insieme e ci ha donato una medaglia miracolosa. Dopo questo incontro, è iniziato per me un nuovo cammino presso questa comunità romana dove le nostre giornate si svolgevano nella preghiera e nel rispetto delle regole comunitarie. Un giorno, il nostro sacerdote missionario decise, con suore Elvira, di accogliere, presso la nostra casa, i ragazzi del “Cenacolo”, ragazzi che avevano vissuto esperienze con la droga. Il nostro responsabile chiese a noi di metterci a servizio di questi ragazzi, rispettando quelle che erano le regole delle comunità di suor Elvira. (altro…)

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La mia esperienza a Calcutta con Madre Teresa

Continuavo la mia vita a servizio di questa comunità di Roma, quando il nostro sacerdote mi disse di prepararmi perché dovevo partire per l’India. La notizia non mi entusiasmò, ero spaventato e tra l’altro la mia famiglia e il mio padre spirituale non erano d’accordo con questa decisione. La partenza fu imminente, eravamo in tre. E’ stata un’esperienza difficile perché abbiamo dovuto affrontare le difficoltà di trovarci lì senza una casa, infatti madre Teresa era tanto preoccupata per noi, perché eravamo troppo giovani per vivere quelle realtà, provvedendo lei personalmente a trovarci una sistemazione più adeguata. Sperimentando la realtà di Calcutta, ricca di miseria e povertà, avevo un grido nel cuore per tutta quella sofferenza, così appena ho avuto la gioia dell’incontro con la Madre di Dio, le chiesi “perché non appari qui, ma appari in Italia?” e lei con un sorriso rispose “Figlio mio, se vengo in Italia è perché voi avete dimenticato Dio e la Parola di Dio. Io non posso chiedere a questi figli di digiunare, fare sacrifici e penitenza. Siete voi che avete perso Dio e la Sua Parola ed Io vengo a rinnovarvela”, infatti nell’esperienza vissuta in India ho potuto sperimentare che in quelle persone non mancava mai il sorriso. Dopo circa un anno di vita in India, iniziai a stare male fisicamente, mi ero ridotto a pesare 39 kg. La mia situazione andava peggiorando, avevo febbre molto alta e le suore mi curavano con metodi antiquati, gli unici a loro disposizione. In quel momento Madre Teresa, che era molto preoccupata per la mia salute, decise di farmi rientrare in Italia, accompagnandomi lei personalmente, ma raccomandandosi di non divulgare la notizia del suo arrivo a Roma e mi fece un dono a me prezioso, mi regalò il suo crocifisso, facendomi promettere di prendermi cura di me stesso. Da Calcutta, madre Teresa mi portò a Bombay, avvisandomi che sarei rimasto per un giorno in una casa maschile della sua comunità. In quel posto nessuno parlava italiano, ebbi tanta paura di essere dimenticato lì da madre Teresa magari presa dai suoi impegni, il mio timore era talmente evidente che le persone che erano lì si accorsero che ero spaventato e cercavano, invano, di tranquillizzarmi. Sulla parete della mia camera notai l’immagine della madonna e trascorsi tutta la notte in ginocchio ai suoi piedi, chiedendole che l’indomani madre Teresa non si scordasse di me. Infatti fu per me una grande gioia rivederla la mattina seguente. Durante il volo io avevo ancora la febbre e lei aveva con se una coperta con la quale si copriva, ad un certo punto mi toccò la fronte per accertarsi della mia temperatura, dopo di ché mi coprì con la sua coperta, che tutt’oggi conservo gelosamente. Fu un viaggio lungo ma indimenticabile; nonostante il mio stato di salute, fu per me un dono grande volare con madre Teresa. Per me è stata come una madre, premurosa e amorevole. Arrivati in aeroporto, madre Teresa notò la presenza di molte persone in attesa e mi chiese del perché vi era tanta gente ad attenderci ed io risposi “madre, ma è solo la mia mamma con una parte della famiglia” e madre Teresa volle conoscere personalmente mia madre, la abbracciò e la benedisse per il dono della famiglia numerosa. Regalò a ciascuno di noi una medaglia miracolosa, ci benedisse e andò via.

Sono tornato a casa da mia madre per ristabilirmi, ma appena mi ripresi, ritornai alla comunità di Acilia, con tanta delusione da parte della mia famiglia i quali speravano che fossi ritornato da loro per sempre. Tornato nella comunità, vivevo le mie giornate come all’inizio, proprio come se non fossi mai andato via. Passò il tempo necessario che finirono i lavori della struttura che ci doveva accogliere a Calcutta e il nostro sacerdote missionario, che nel frattempo era rimasto lì, mi inviò una lettere nella quale mi chiedeva di tornare a Calcutta con suor Elvira e i suoi ragazzi e così fu, portando con me un amico a me caro, Franco De Santis. Questa partenza fu per me più serena e gioiosa della precedente, perché sapevo cosa mi attendeva e poi non ero solo, con me c’erano il mio amico, suor Elvira e i suoi ragazzi e Mirka, la sorella della veggente di Medjugorje Marija Pavlovic. L’arrivo a Calcutta fu molto movimentato dato che con suor Elvira e madre Teresa si andava sempre in giro perché si cercava una struttura da aprire per la comunità di suor Elvira a Calcutta. Ora non ricordo con esattezza la precisione delle date, ma ricordo con precisione quando avvenne un momento che ha segnato per sempre la mia vita. Era il mese di Dicembre del 1990 che io e un gruppo di ragazzi, dopo un periodo di formazione, dovevamo dare i voti ai “fratelli della Parola”. Io però ebbi un attimo di paura, perché non capivo se quella era realmente la mia chiamata o ero semplicemente coinvolto dalla gioia e dal momento. In me c’era la convinzione che volevo amare Dio al di sopra di tutto ed ero consapevole che dovevo dire il mio “SI” a Lui, ma non ero pronto completamente a questo passo, non mi sentivo degno e ne parlai con il sacerdote responsabile che mi suggerì di parlarne con madre Teresa e così feci. Pur con tante difficoltà, dato che io non parlavo inglese, riuscì a farmi capire da madre Teresa e lei, con tanto amore e semplicità, mi rassicurò dicendomi “Non ti devi preoccupare, si vede che non hai ancora trovato il ramo dove appoggiarti, quando lo troverai, ti fermerai. Farai comunque una consacrazione che durerà il tempo che sarai qui con noi a Calcutta” e così fu, dopo pochi giorni dalla consacrazione dei miei fratelli in cammino, feci anche io la mia promessa.

Era il 25 Dicembre del 1990 che ebbi una funzione tutta per me e per un altro ragazzo. Che emozione! Un momento indimenticabile. Appena entrato nella cappellina della casa madre, ci fu per me un grande segno; vi era una grande stella con la Madonna dentro, uguale a quella di Oliveto Citra, e questo fu per me una grande conferma. Oggi, gelosamente, custodisco con grande gioia un video che documenta questa magnifica esperienza, video che mi fu autorizzato da madre Teresa stessa. Dopo la consacrazione continuai la mia vita a Calcutta a stretto contatto con madre Teresa, lavorando nelle sue case, portando aiuto e sostegno ai fratelli più bisognosi. (altro…)

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Rientro in Italia

Dopo un lungo periodo a Calcutta dovetti rientrare in Italia perché mi ammalai nuovamente. Il tempo di rimettermi in salute e ritornai alla comunità di Acilia, ma dopo un po’, non so perché, l’unione che si era creata tra la comunità di suor Elvira e quella dei Fratelli della Parola si sciolse ed io tornai a Napoli e mi consultai con il mio padre spirituale che, come al solito, mi fu vicino aiutandomi a fare chiarezza nel mio cammino. Passai giorni e giorni in preghiera e si accese nel mio cuore il desiderio di ricominciare, dato che avevo dentro di me tante meraviglie che il Signore mi aveva donato e non potevo tenerle per me; chiesi allora al mio padre spirituale di mettermi a disposizione la sua casa a Grumo Nevano. Dopo diverse mie insistenze, me la concesse e così trovai la mia pace e la mia casa. Qui vivevo io e Antonio, attualmente mio cognato, e la nostra giornata si svolgeva tra la preghiera, l’evangelizzazione e l’ascolto dei bisognosi. In nostro aiuto, quotidianamente, c’erano una nostra grande amica, Esterina, Giuseppe e Maria Pia, però quest’ultima abitava a Bari, quindi la sua presenza era sporadica, anche se validissima. Abbiamo trascorso in questa casa tanto tempo e della nostra realtà si era divulgata la fama. Sotto la guida del nostro padre spirituale e di Maria, vivevamo nel silenzio e nella preghiera con i giovani del nostro gruppo. La nostra casa prese il nome “Scuola di Maria”, proprio perché quotidianamente lei ci istruiva e ci guidava e ci sosteneva nei momenti difficili, perché tanti ne erano e tante erano state le cadute e i fallimenti.       


Siccome l’affluenza dei fratelli aumentava sempre più e la casa era piccola per contenerli tutti, allora decidemmo di aprire un piccolo laboratorio di articoli religiosi proprio per guadagnare qualcosa per poi sistemarci in una casa più grande; e anche qui la provvidenza del Signore venne in nostro aiuto, venivano le suore del santuario di Pompei ad insegnarci a fare alcuni lavoretti, come i rosari e i quadretti. Ma per racimolare altri soldi, pensammo di chiedere aiuto economico ai nostri conoscenti, ma la Madonna, durante un’apparizione, ci disse che noi non dovevamo chiedere nulla, ma affidarci solo a Suo figlio Gesù e così facemmo. Pregavamo sempre alla santa provvidenza di aiutarci. Poi una sera, eravamo a casa di Esterina e ci fu un’apparizione in cui Gesù, con fermezza e decisione, mi disse “Figlio mio, è arrivata l’ora di ciò che cercavate. Non preoccupatevi, molto presto vi saranno donate delle chiavi. Confidate in Me e in mia Madre” e così facemmo, abbiamo pregato, atteso e confidato. (altro…)

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Comunità scuola di Maria a Mariotto

Un giorno Maria Pia mi fece conoscere una signora, Antonietta, di Bitonto -Bari-, che veniva accompagnata sempre dal marito, il quale però non entrava mai in casa, aspettava la moglie in auto perché diceva di non credere. In una delle sue visite, io uscii fuori di casa e finalmente ebbi il piacere di conoscere il marito. Scambiai con lui solo poche parole e lo invitai ad entrare per offrirgli un caffè e gli feci visitare quella che per noi era la nostra casa, ma in realtà era un negozio che noi abbiamo adibito ad abitazione. Lui rimase sorpreso del posto in cui vivevamo, ma senza troppe parole se ne ripartì con la moglie. Il giorno dopo, lui stesso chiedeva alla moglie di voler ritornare da noi e la moglie me lo raccontò stupita perché, conoscendo bene il marito, era insolito questo suo atteggiamento. Il marito di Antonietta insisteva nel voler tornare da me perché diceva che doveva parlarmi e che era stato segnato dal nostro incontro. Tempo una settimana e decisero di partire. Quando arrivarono, lui mi riempì di domande, ma io non capivo il motivo per cui mi domandava tante cose. Io credevo che lui volesse fare un cammino di fede, ma la sua risposta fu un categorico “No, non ci penso proprio”, poi mi fisso e mi disse “da quando ti ho visto mi hanno colpito i tuoi occhi e la tua semplicità e ho sentito di dover tornare da te”, poi mi chiese se io ero propenso a trasferirmi se avessi avuto la possibilità di spostarmi e la mia risposta fu che se era la volontà del Signore avrei fatto anche quello. Così lui prima di andare via, mi lasciò stupito e senza parole perché mi offrì le chiavi della sua villa in campagna. Tutti noi abbiamo subito collegato questa sua offerta al messaggio di Gesù in cui diceva che presto sarebbero arrivate delle chiavi ed eravamo tutti pieni di gioia. Di tutta questa storia ne parlai con mia madre, perché ero timoroso a lasciare una realtà sicura con un qualcosa di ignoto, ma mia madre disse che se quella era la volontà di Dio tutto sarebbe andato bene ed anche il mio padre spirituale, senza esitare, ci diede la sua approvazione, il suo sostegno e il suo amore. Incontrai Maria Pia e il marito Pino a San Giovanni Rotondo insieme a mia madre, Esterina, Antonio e mio padre e questi ci portarono a vedere la villa. Era enorme, bellissima e abitabile da subito. Nel viaggio di ritorno ci ponevamo tanti problemi, come gestire una casa così grande da soli, dato che Esterina aveva chiaramente espresso che non ci avrebbe seguiti da subito e su che tipo di servizio offrire in una residenza così isolata. Ma non ci scoraggiammo e ci abbandonammo alla volontà di Dio. Ma in noi non era ancora chiaro che tipologia di persone dovevamo servire, allora proposi che il primo che fosse venuto a chiedere aiuto, in quella direzione ci saremmo orientati. Dopo qualche giorno bussò alla nostra porta un ragazzo tossicodipendente. Siccome in passato ho collaborato nella comunità di suor Elvira, quindi avevo avuto già forti esperienze con queste tipologie di persone, sapevo che sarebbe stato un impegno notevole e totale. Ne parlai con Antonio ed Esterina e non fu facile prendere questa decisione, perché solo la parola “drogati” li spaventava, infatti Esterina esclamò ” solo la parola “drogato” mi fa paura; eh chi lo dice ai miei figli?!”. Ma talmente eravamo presi dal desiderio di “fare”, che andammo avanti nonostante i timori. Finalmente io, Antonio e questo ragazzo tossicodipendente, che ci aveva chiesto aiuto, ci trasferiamo a Bari, nudi di tutto, affidandoci alla provvidenza.  

Una volta sistemati, ci siamo dati una regola che prevedeva la preghiera e lavoro in campagna. I ragazzi che volevano entrare in comunità, facevano un colloquio durante il quale si facevano presente le nostre regole, che chiedevano digiuno di televisione, sigarette e altro, ci basavamo solo sulla Cristo-terapia. I frutti si vedevano giorno per giorno, tanto che quando ci fece visita il parroco di Mariotto rimase entusiasta del lavoro che facevamo e iniziò a trascorrere gran parte della sua giornata con noi, fino a celebrare anche la messa nella struttura, perché alcuni ragazzi non erano pronti per uscire da questa realtà protetta. Il Signore non ci fece mancare nulla, la provvidenza ci sosteneva in tutto, avemmo anche la grazia di avere una cappella tutta nostra con il dono dell’Eucaristia. Tra suore, sacerdoti e laici, accoglievamo pellegrini nella struttura per vivere insieme momenti di preghiera e condivisione perché la comunità era aperta all’accoglienza di tutti e quasi tutti si meravigliavano che ne fossi io, piccolo e giovanissimo, il responsabile. Non sempre era facile conciliare la mia realtà mistica con quella difficile dei ragazzi, perché i ragazzi avevano bisogno di tranquillità e serenità per superare i loro problemi, invece tanti pellegrini venivano lì da noi per incontrare me e ascoltare la parola di Dio e gestire queste realtà totalmente diverse non era per niente facile. Infatti è bastato poco perdere il controllo della situazione e il mio padre spirituale, che in una sua visita notò che qualcosa non era chiaro, decise di prendere lui in mano il comando. Fece una riunione singolarmente con i responsabili della struttura e per ultimo con me; voleva chiarezza ed io, in lacrime, gli raccontai ciò che era accaduto, che qui, per rispetto della privacy di alcune persone, non posso riportare; ma ancora oggi porto dentro il dolore di quella sconfitta di cui ero solo io il responsabile. Don Mimmo chiese a tutti ubbidienza e ci disse di tornare ognuno nelle proprie case. Come sempre, anche nelle difficoltà, Dio manifesta la grandezza del Suo Amore paterno, infatti precedentemente aveva fatto si che io e suor Elvira ci accordassimo ad ospitare presso la nostra struttura i ragazzi di questa suora e ciò permise ai nostri ospiti di non restare da soli nel momento in cui io e gli altri responsabili siamo dovuto tornare a casa. Ancora oggi ricordo vivamente il dolore del distacco così drastico da quella struttura e da quei ragazzi che tanto abbiamo voluto e amato. Da allora non ho più messo piede in quella comunità. Eravamo arrivati nudi, senza nulla e così siamo tornati a casa. (altro…)

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Ritorno a casa

Gli errori si pagano ed io li ho pagati amaramente capendo però ed imparando che Dio fa sul serio. Tornando a casa non è stato facile riprendersi dopo questa forte delusione, non avevo più forze. Le uniche parole che rimbombavano forti dentro di me erano quelle della Madonna in cui disse “figlio mio, vedendo me devi molto soffrire” e ciò mi dava speranza per una ripresa futura. Tutti i giorni andavo a Pompei, sempre in stretto contatto con il mio padre spirituale che però cercava di scoraggiarmi, soprattutto quando insistentemente gli chiedevo di ritornare nella comunità e mi diceva di lasciar perdere tutto e di rifarmi una vita e continuamente mi diceva “tu pensi che ti sto facendo del male, ma un giorno mi ringrazierai”. Ormai mi rassegnai e cercai di rifarmi una vita, di ricostruirmi una vita; trovai nuovamente un lavoro e una fidanzata, anche lei molto religiosa. Cercavo di andare avanti nella semplicità del  mio quotidiano, ma dentro di me c’era sempre quel grande desiderio di essere tutto per Dio. Nonostante conducessi una vita normale, infatti era in progetto un matrimonio, pur non volendo, mi trovavo a vivere delle esperienze di evangelizzazione e di sostegno dei bisognosi; il Signore continuava ad agire attraverso di me, si serviva di me continuamente. Infatti un giorno, mentre passeggiavo con la mia fidanzata, vidi in lontananza un gruppo di conoscenti venirci incontro e, avvicinatosi, mi dissero che poco più avanti di noi c’era un ragazzo nel contenitore dei rifiuti.

La mia fidanzata mi guardò con uno sguardo di intesa, già sapendo io cosa avrei fatto; infatti corremmo sul posto e dopo aver ascoltato quel giovane che mi raccontava delle sue marachelle, io, fissandolo negli occhi, gli chiesi se potevo aiutarlo, lui spaventato che lo portassi in comunità, rifiutò subito, ma gli feci capire che lo avrei aiutato io personalmente. Però avevo bisogno di capire se lui era davvero convinto di voler cambiare vita; lo misi alla prova un paio di volte. Gli chiesi di venire a casa mia, ma per due mattine consecutive, non mi feci trovare, ma vedendo che, nonostante tutto, ritornò la terza mattina, quindi vidi in lui costanza e determinazione, lo invitai a salire da me e lo accolsi in casa mia, avendo da mia madre la disponibilità ad accogliere un nuovo figlio. Questa fu per me la conferma che il Signore mi chiamava al servizio del prossimo. Per iniziare il percorso di cura di Sandro, che per me era fatto solo di amore e preghiera, partimmo con mio padre e andammo in Val d’Aosta, dove fummo ospitati, per un po’ di tempo, nella casa di alcuni miei amici. Una notte, dopo una settimana di dura astinenza, Sandro venne vicino al mio letto e per ringraziarmi dell’aiuto che gli stavo dando, iniziò a baciarmi i piedi. Fu per me un gesto molto toccante ed emozionante e da quel giorno divenne a far parte della mia famiglia e tutti i miei fratelli lo accolsero ed amato. (altro…)

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